Un’anno di scintille 6/11

Six elev 5

 

Six – eleven

 

Il grigio del sei novembre si infiltra nel centro commerciale. La musica di sottofondo viene sovrastata dal rumore dell’acqua che batte contro i vetri, piove forte. Amy osserva come le gocce scivolino sul tetto di vetro. Si ferma all’ascensore, sciaccia il pulsante e aspetta.  Prende il cellulare dalla borsa per vedere l’ora. Sono le nove e zero tre. Sa di avere poco tempo per vederlo, che i minuti passeranno in un secondo quando lo vedrà, ma non le importa. Sente crescere il desiderio, il respiro farsi più intenso. E’ contenta della sua scelta, ma quel momento tanto voluto le crea anche un po’ di ansia. L’ha sempre visto solo in foto, sul web, ma ora potrà averlo finalmente vicino, accarezzarlo con le sue mani e renderlo suo. Si guarda intorno, è ancora presto, è una tra le poche persone nel centro che ha aperto pochi minuti fa. Si è liberata dagli impegni per vederlo e questo è l’orario migliore per non essere disturbati. Una vibrazione le solletica la mano, è il cellulare che l’avvisa di un messaggio: “Dove sei?Rispondimi!” Non si aspettava questo messaggio. Deve rispondere subito! Un suono avverte che l’ascensore è arrivato, le porte si aprono. Amy entra nervosa. Si va all’undicesimo piano. Non c’è linea nella cabina, non può rispondere! L’ansia le sale nella gola. Riprova. Niente da fare, al posto del segnale c’è il muto. Si appoggia sulla parete dell’ascensore di vetro nell’attesa di essere portata in alto. L’ascensore si ferma al sesto piano, entrano due ragazzi adolescenti. Si guardano, sorridono e si abbracciano come se non ci fosse nessun altro, come l’ascensore fosse la loro camera. Amy osserva le loro bocche unirsi, le lingue intrecciarsi in un gioco senza pudore e ascolta il rumore dei loro baci. Intanto freme sapendo di vederlo tra pochi istanti. Nono piano. Le porte si aprono ma non entra nessuno. I ragazzi escono. L’ascensore riparte, si va al decimo. Una strana oscillazione nella cabina, poi si ferma, così, all’improvviso. Amy si guarda intorno. Non può essere vero! Incredula cerca di aprire le porte ma non succede nulla.  In preda all’ansia Amy schiaccia tutti i bottoni, dal primo all’ultimo ma l’ascensore rimane appeso tra il nono e decimo piano. Una voce esce dal piccolo altoparlante dentro la cabina. “Signori, c’è un guasto tecnico. Faremo il possibile per farvi ripartire subito”. Il tempo crea un imperdonabile ritardo, un ritardo che potrebbe far svanire il suo sogno. I suoi occhi vanno verso l’alto, verso l’undicesimo piano, così vicino ma ora irrimediabilmente lontanissimo. Amy sa che è li, irraggiungibile… Si pente amaramente di non aver preso le scale mobili, pensava che con l’ascensore avrebbe raggiunto prima il suo obiettivo.  La fretta è una cattiva consigliera, diceva sempre sua nonna, e come ha ragione anche questa volta.  Si arrende al destino, immobile, senza linea nel cellulare, senza poter rispondere, in attesa della liberazione.Sono le dieci e mezza, è passata più di un’ora. Il centro è affollato ora. Sarà ancora lì ad aspettarla? Finalmente, la voce gracchiante di qualcuno precede una lieve scossa e l’ascensore riparte. Si era seduta per terra, sconfitta ed incredula ma ora l’adrenalina la fa alzare di scatto. Il led nella cabina indica un numero: undici. Le porte si aprono. Amy esce di corsa lasciando di stucco la famiglia di fronte alla porta. Si fa strada tra la folla. Il cellulare vibra. Un altro messaggio, è tornata la linea. “Rispondi ora!” Dovrebbe rispondere subito ma è troppo ansiosa di vederlo. Lo cerca ma non lo vede. “Mi scusi”, dice ad una commessa”, sto cercando Orlando”. “Orlando?”, risponde la ragazza,” mi spiace ma è arrivata troppo tardi. Ce n’era solo uno ma è andato.” Le si gela il sangue, il sogno cullato per mesi è svanito in un secondo per quel guasto. “Posso fartene vedere un’altro se vuoi, uno che gli somiglia”. “No grazie, volevo Orlando”, dice Amy. Un filo di voce sottolinea la sua delusione. Esce a passo lento, disillusa. No, non un’altro, voleva Orlando, un pezzo della collezione di una delle più prestigiose case di abbigliamento, un cappotto in stile, seguito da settimane su internet, con un prezzo improponibile ma in offerta solo oggi. Prende il cellulare. Risponde quasi automaticamente: “Grazie per l’offerta. Accetto.” La risposta arriva subito: “Corri in redazione per la firma del contratto allora. Lo mandiamo all’Editore a Londra, data di oggi: Six/Eleven.”

Un breve racconto con una data speciale, 6 / 11, la nascita del mio blog. Grazie a tutti per seguirmi, per leggermi e per scrivermi.

Maggie Van der Toorn

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