Creatura del buio – Creature of darkness

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Quadro di Antonietta Righetti – Painting of Antonietta Righetti

Racconto astratto al femminile: una ricerca dell’autonomia. Genere fantasy ma realistico nella vita di tutti i giorni. Primo classificato nel concorso letterario “Un’immagine per una storia” Bookolico. Pubblicato nel libro “Labirinti” (2014) L’erudita – Giulio Perrone Editore, Roma.

Creatura del buio

Come deve essere sentire il sole sulla pelle, godere del suo calore, socchiudere gli occhi abbagliati dai suoi raggi? Mi facevo questa domanda, vivendo in un posto avvolto dalle tenebre, dove il sole si vedeva appena, costretta a vivere in una caverna umida e angusta. C’era un solo punto che faceva intuire la sua timida presenza. Qualche volta mi recavo proprio li, attirata da quella lama impalpabile, impaurita ma curiosa. A volte spiavo la luce di nascosto, come se potesse farmi del male. Eppure, la mia anima mi incoraggiava ad esplorare, a scoprire, a tentare. Un giorno quel chiarore si fece più forte, squarciando il buio nella caverna. Allungai la mano, che si illuminò. Mi spaventai del calore che avvertivo. Era una sensazione del tutto nuova, a metà strada tra il piacere e la paura. Mi spostavo per evitarla ma lei m’incalzava, forte e travolgente. Col passare del tempo, la luce si infiltrava sempre di più e mi abituai a conviverci, finché un giorno sfidai la paura e uscii. Un mondo completamente diverso, luminoso, caldo, così accogliente che quando rientravo nella mia caverna sentivo il freddo. Mi chiedevo come avevo potuto vivere tanto a lungo in un posto simile. I miei occhi, grazie alla luce, apprezzavano i colori, e io cercavo sempre di più quell’energia benigna e salutare che mi sottraeva a quella misera esistenza. Era diventato un bisogno insopprimibile, che cresceva proprio nel momento in cui riuscivo a soddisfarlo. Questo sole che mi scaldava dentro non durava sempre, appariva, scompariva e mi lasciava li,in attesa del suo ritorno. Capii che non potevo legare la mia felicità alla presenza della luce e compresi che dovevo avere il sole anche quando non c’era. Cercavo la mia strada e scoprii presto che la luce era entrata dentro di me, quella lama si era insinuata nel profondo sino ailluminare i miei passi e restava ad insegnarmi quel che ero e quello che sarei potuta diventare. Imparai a fare il fuoco nella mia caverna, a creare la mia luce. Cosi anche se il sole non c’era potevo fabbricarne uno tutto per me. Alla fine realizzai una cosa importante, profonda. La luce mi aveva cercata, si era infiltrata nella mia caverna ma anche nella mia anima, illuminando il percorso della mia conoscenza. Avevo imparato a gioire del sole, ma anche a rendere più chiara la notte, creando quell’armonia che dava forza e sicurezza ad ogni mio passo. Ho lasciato la caverna, il buio, l’ignoranza ed ora che la mia anima è apolide, e il mio spirito vola alto, ricordo quel piccolo miracolo di una lama di luce, che da quel giorno mi scalda le mani e il cuore.

Creature of darkness

How would it be to feel the sun on the skin, enjoy its warmness, blink the eyes blinded by its rays? I was wondering about it, living in a a place in the darkness, where the sun could be seen very seldom, forced to live in a wet and difficult cave. There was only one place in which the sun was showing as a shy presence. Sometimes, I was going there, attracted by that untouchable blade, worrying but curious. Sometimes I was spying the light secretly. like it could harm me. Nevertheless, my soul was encouraging me to explore, to discover, to understand.

One day, the light got stronger, enlightening the darkness of the cave. I got scared by the warmness I was feeling. It was a sensation that I had never felt before. I liked it, but it was scaring me too. I was moving to avoid it, but it was following me, strong and ovverwhelming. As time was going by, the light was getting in the cave more and more, and I got used to see it, till one day I challenged my fear and I got out.

 

A totally different world, bright, warm, so cozy that when I was getting back in the cave, I was feeling so cold. I wonder how I could have lived so long in a place like this.Thank to this light, my eyes could see the colours, and I was seeking more and more for that positive light that was making me feel so well and that was bringing me out of that miserable existance. It became a need, and I realized that the more I had, the more I wanted. The sun that was warming my inner side was not always there, was showing up, disappearing, and it was leaving me there, waiting for it to come back. I realized that I could not depend only from the light, and I understood that I had to have the sun even if it was not present. I was looking for my own way, and soon I discover that the light entered in me, and that blade enlightened my footsteps, and with it I discovered what and who I was. I learned to make a fire in my cave, to create my OWN light. So that even if the sun was not there, I could have one for me, and me only. At the end, I understood an important, deep thing. The light had looked for me, got deep into my cave, but also in my soul, making the path of my knowledge so bright. I had learned to enjoy the sun, but also to enlighten the night, creating the armony that was giving me the strenght and making me strong at every step.

I left the cave, the darkness, the ignorance, and now that my soul is placeless, and my spirit flies so high, I remember that small miracle of light’s blade, a memory that still today warm my hands and my heart.

Maggie Van Der Toorn

Labirinti (2014)

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