Intervista con Raffaella Amoruso

Mag ago 18

Benvenuta cara Maggie, siamo curiosi di leggerti:

Che cosa fai?

Sono una scrittrice, una sceneggiatrice e un event-manager. Sono di madrelingua olandese ma vivo in Italia da più di trent’anni. Nella lingua del mio paese adottivo ho trovato il miglior modo per esprimermi. L’Italiano ha un vocabolario talmente ricco e coinvolgente che permette di esternare le mie ispirazioni ed emozioni nei testi e negli eventi che organizzo. Ho sempre avuto la passione della scrittura ma soltanto da qualche anno me ne occupo professionalmente. Ho realizzato uno spettacolo teatrale del titolo “Animal’estate”, indirizzato in special modo a bambini e famiglie, e organizzo incontri culturali; ho vinto diversi premi letterari con i miei racconti brevi, ho scritto alcuni racconti per la casa editrice Giulio Perrone, pubblicati in diverse antologie, e a fine Marzo 2014 è uscito il mio primo libro, una raccolta di storie brevi del titolo “Labirinti”, edita dalla casa editrice L’erudita di Roma, un marchio Giulio Perrone. Inoltre gestisco un blog: www.scintilledimaggie.wordpress.com

Come ti definisci?        

Mi definisco una “Emotioner”. Scrivere è la mia arte primaria, fonte della mia fantasia, che mette poi in moto tutto il resto. Mi sento come una nomade visto che esploro più campi con la mia esigenza di espressione anche nel disegno, nel teatro e nel cinema. Ho realizzato anche un cortometraggio “Labirinti Urbani” che è stato proiettato a giugno 2014 durante la Biennale di Venezia al Morphos Festival e sto lavorando ad un prossimo progetto. Il punto focale è la generazione e la trasmissione di emozioni, da quì il termine “emotioner”

Qual’ è il tuo messaggio?

Il messaggio, una sensazione universale, è principalmente un incentivo ad apprezzare le cose semplici che offre la vita e di vedere le cose sotto diverse angolazioni, esplorandole a fondo. Cerco di coinvolgere il lettore e/o lo spettatore nelle mie opere attraverso le emozioni che esprimo nei racconti e negli eventi e di accompagnarlo in un viaggio dell’immaginario, in storie reali o inventate, storie di tutti i giorni, di problemi sociali, storie di sopravvivenza e di convivenza in questo mondo a volte così crudele, a volte bellissimo e coinvolgente, incantevole.

Come nasce un’idea?

Un idea nasce da diversi stimoli. Può arrivare da ciò che mi trasmette un suono, una musica, da una frase pronunciata da una persona di passaggio, da un sogno, dall’ambiente, da una chiacchierata con le persone che mi circondano e da tanto altro ancora. E’ il punto di partenza per una esplorazione mutua con il lettore, gettare la mente oltre l’orizzonte visibile, avvolgerlo in una complicità emotiva.

Che cos’è per te l’ispirazione?

L’ispirazione è attenzione. Ma anche un attimo, quel sottile confine tra passato e futuro che occorre cogliere. E’ quella scintilla che si avverte nell’anima e nella mente e che, d’un tratto, si svolge e si dipana in una serie di azioni ed emozioni successive. Insomma un diamante grezzo che occorre custodire ma anche suscettibile di dar vita ad un gioiello prezioso.

Che cos’è l’arte?

L’arte è un’espressione di se, un prolungamento di noi stessi, la quintessenza del coinvolgimento. Chiunque sia un “emotioner” di se stesso o di altri, merita di essere considerato un artista. Può capitare a chiunque, e il talento non è solo un fatto tecnico, ma un fatto espressivo, di coinvolgimento, di penetrazione dell’anima che solo un “Artista” è capace, consapevolmente o inconsapevolmente, di mettere in atto. La capacità di emozionare e di stimolare la ricerca interiore delle proprie sensazioni, è ciò che io considero Arte.

In che circostanze ti vengono le migliori idee?

Le migliori idee mi vengono dall’osservazione della realtà che mi circonda. Entro in questa realtà attraverso un dialogo, una nota, un viaggio e una successiva totale immedesimazione nel personaggio. Le migliori idee arrivano quando mi concentro sui pensieri, quando guido la mia macchina, magari su una strada poco trafficata oppure in autostrada, da sola, forse per il sottile confine che in quei momenti sorpasso, il confine tra la realtà momentanea e quella virtuale, interiore, che genera la scintilla, e che mi permette di immaginare una storia.

Come si deve valutare un opera artistica ?

La valutazione che faccio delle mie reazioni, soprattutto in campo letterario, si svolge soprattutto in una attenta revisione. La rilettura è fondamentale per verificare l’effetto emotivo di uno scritto. In linea di massima, una storia credibile, un uso sapiente delle emozioni, agganciare continuamente il lettore senza annoiarlo, e soprattutto il colpo di scena, lo schiaffo, la sensazione forte, la rivelazione, fanno di un opera artistica una storia vincente. Più in generale, ogni arte ha le sue regole ma tutte si riconducono a quel filo sottile che unisce l’autore e lo spettatore, che li porta mano nella mano fino alla fine della fruizione dell’opera.

Che artisti ammiri e in che modo hanno influenzato le tue opere?

Tra gli scrittori sicuramente Dacia Maraini per il suo stile di espressione così coinvolgente e la semplicità del suo linguaggio, per quanto riguarda il cinema, Giuseppe Tornatore per l’imprevedibilità e la perfezione. Pur tuttavia, questi esempi così illustri mi spingono a cercare uno stile mio, riconoscibile, originale, che richiami le icone dell’Arte, ma che non ne copi i tratti. Vorrei, senza presunzione, essere riconosciuta come Maggie Van der Toorn, non come uno dei tanti cloni di scrittori famosi.

L’artista deve reinventarsi ogni giorno?

La monotonia è la morte dell’arte e dell’ispirazione. E’ necessario evolvere e far nascere nuove idee. E’ una sfida con se stessi, a volte difficile, e purtroppo esistono dei periodi di scarsa creatività ma bisogna sforzarsi e avere fiducia nella propria abilità di emozionatore. L’osservazione della realtà, sempre così mutevole, è l’antidoto migliore alla monotonia e alla piattezza.

In che modo conta per te pubblicare e mostrare le tue opere?

Realizzare un’opera è prima di tutto raccontare se stessi, e questo prescinde dalla pubblicazione o meno di un lavoro. Tuttavia, l’essenza stessa del lavoro sta anche nell’interazione col pubblico, generare reazioni, diverse, antitetiche a volte. E questo conta più di ogni altra cosa per un artista. Un manoscritto pubblicato da un editore permette al pubblico di acquistare il mio libro e di leggerlo oppure la proiezione del mio cortometraggio in una mostra offre la possibilità di visionarlo, dando modo allo spettatore di apprezzarlo o di criticarlo come desidera, ma sempre partecipando all’evoluzione progressiva della mia arte.

Quanto conta la copertina in un libro?

La copertina è il biglietto da visita dell’opera, è l’estetica del racconto, la rappresentazione dello scrittore e della casa editrice. Per il mio libro “Labirinti” ho usato un estratto del quadro “Labirinto di pensieri” di mio zio pittore Martin Van der Toorn che rispecchia l’intreccio, caotico ma armonioso nella scelta dei colori e con l’occhio centrale dell’osservazione.

Parlaci della tua ultima creazione ?

L’ultima creazione è appunto “Labirinti” edita dalla casa editrice L’Erudita.

Un viaggio dai mille percorsi, che cambia continuamente la prospettiva, sovvertendone la stabilità e creando nuovi equilibri. Un cammino paradosso di personaggi di varia umanità, i cui volti appaiono come perle incorniciate in situazioni mutevoli. Un intreccio umano ed animale di sentimenti, di sguardi, di prospettive insolite e rovesciate. Come su scale disegnate dall’immaginario, in un unico universo ricorrente, i labirinti della mente e del cuore si svelano pagina dopo pagina. Dai dolci ricordi, disegnati a tinte pastello, della terra che mi ha accolto al mio arrivo in Italia, a curiosi racconti che inscenano i dialoghi di animali separati troppo presto dai propri amici terreni. Insomma, le mille prospettive dell’intimo, espresse con la grazia, razionale e ricorsiva, di una attenta osservatrice della realtà.

Il libro è disponibile su ordinazione in tutte le librerie e on-line sul sito www.lerudita.com

Programmi per il futuro?

Attualmente sto lavorando ad un romanzo ma è ancora troppo presto per svelarne i segreti. Sicuramente è entusiasmante per me scriverlo e portarlo a termine e spero che sarà emozionante per il lettore leggerlo. Sto anche realizzando un altro cortometraggio in collaborazione con Daniele Quadrelli, un film maker di successo. Inoltre continuo nelle presentazioni del mio libro e con altri eventi teatrali e musicali. Sto cercando di evolvere  nella mia espressione, che voglio ulteriormente ampliare e diversificare, esplorando la ricerca audiovideo, fotografica, con la mia amica Marianna Molinari e sto lavorando ad alcuni miei disegni, seguendo la vena artistica e futuristica di mio zio. Per chi volesse seguirmi può farlo sul mio blog: www.scintilledimaggie.wordpress.com oppure su Facebook.
Ringraziamenti

Congratulazioni a tutti per il traguardo raggiunto, con l’augurio di mantenere sempre viva la determinazione a raggiungere nuovi obiettivi, ringrazio voi, Artisti carissimi di leggermi e di seguirmi in queste mie evoluzioni artistiche.

Raffaella Amoruso

Blog e articolo originale: http://plausodiraffaellaamoruso.blogspot.nl/2014/09/maggie-van-der-toorn.html?spref=fb#.VBbXyJR_uxk

amoruso

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2 risposte a “Intervista con Raffaella Amoruso”

  1. bella quella definizione: “Emotioner” …

  2. Ciao Marilena! Grazie! Le emozioni sono la base per una buona comunicazione, è importante osservare, percepire, elaborare, comprendere e trasmettere.

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