Lettere e Disarmonia di Francesco Giampietri

“Non mi volto indietro e oppongo resistenza alle lusinghe dei possibili abortiti. Quel che non ha funzionato non poteva in realtà funzionare. E il rimorso è il livido della sconfitta. Non voltarsi indietro per non perdersi perché chi si volta è vinto”.

Francesco Giampietri, nato a Venafro, nel Molise, storico del pensiero filosofico e scientifico, collaboratore  con l’Università di Roma Tre, cavalca il tempo con lo spirito di un padrone di casa nelle pagine del suo libro: “Lettere e disarmonia”, edito da L’Erudita Giulio Perrone Editore (gennaio 2017).

Le sue analisi filosofiche, la scelta accurata delle parole ed il ritmo della narrazione svela da subito la sua interiorità coerente e profonda, fonte di grande riflessione.

L’autore disegna con garbo l’incontro con la nonna, il prete, l’ingegnere con il femore fratturato e tanti altri personaggi che sfilano tra i vari capitoli, facendo scoprire connessioni che conducono a storie, pensieri e vissuti palpabili pur essendo distanti.

Francesco racconta con maestria passaggi decisivi di una giovinezza, illustrando vagoni di treni, colori di una città, incontri tra ragazzi chiassosi per sconfinare con un orizzonte che tratteggia l’opera e trasporta in un viaggio senza tempo.

Probabilmente è proprio il tempo la fonte principale del pensiero di Francesco; la condivisione di attimi che accarezzano l’anima e rendono la vita accettabile e comprensibile. Una metafora italiana che attraversa una Roma caotica in una serie di eventi, che partono dalla stazione Termini, la piazza dei cinquecento, Via Veneto e sconfinano in Egitto.

L’autore racconta in prima persona il vissuto dei suoi viaggi, gli incontri con persone conosciute per caso: un collage iperbolico di osservazioni acute che affrontano una visione filosofica di un osservatore attento.

“Lettere e disarmonia”, un vademecum di sopravvivenza agli abissi di oggi, da leggere e rileggere per scoprire tra le righe un mondo tutto a sé.

“Il mare, quello splendore incurante che come un balsamo sana le ferite. Il mare, un’antica lingua indecifrabile. Quel che dice si infrange in un mormorio che è subito dipserso dalla brezza. Il suo meccanismo, banausico, è ineluttabile. Si libera del superfluo, spingendo i pesi morti alla deriva. Per questo sopravvive a se stesso”.

Maggie Van Der Toorn

16344377_1256110677772141_1797359059_n

 

Disponibile su Amazon, IBS, www.lerudita.it e in tutte le librerie

 

 

 

Annunci