Incontro con Marco Dalissimo – Il presente diventa sempre.

 

Giovedì 3 dicembre, ore 14. Il cielo sopra Roma è velato ma pieno di colori, colori luminosi e accoglienti come lo è la presenza di Marco quando lo incontro alla stazione Termini. Salgo in macchina al volo, ci salutiamo e rimango catturata dal suo grande esempio di perenne eleganza in ogni situazione. Lo conosco da diversi anni, compagno di scrittura, condivisa da una grande stima reciproca e ritrovarsi è sempre come trovarsi di fronte ad un quadro di Van Gogh. Si nota subito in lui una forte vena artistica che lo accompagna in ciascuna scelta e parola, colto e affamato di cultura e bellezza. Ci avviamo verso un luogo tranquillo in pieno centro, culla di edifici storici , un museo all’aperto che Marco mi mostra con orgoglio. Non posso fare altro che lasciarmi coinvolgere in una passeggiata guidata tra la Rupe Tarpea e uno sfondo che mostra i resti di grandi templi, il foro romano, e alla scoperta dei colori Dalissimi.

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Camminiamo per la città eterna, la città dove è nato, dove vive e dove nasce la sua Arte. Marco è parte integrante del luogo, sfiora i monumenti con i suoi passi silenziosi donandogli un tocco di colore diverso. La sua Arte sembra poter fermare il tempo e trasformarlo in un’altra dimensione dove attendere il prossimo passaggio.

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Ci accomodiamo in un locale dalla luce soffusa, con colori caldi, il locale dove Marco ha progettato la presentazione del suo primo romanzo “Nessun Dio sulla terra”, presentato alla libreria Odradek in via dei banchi vecchi , edito nel 2010, da Zona Editrice . Ordino un tè. Marco prende un caffè e subito dopo ne ordina un altro. Credo di capire da dove prende tutta l’energia vulcanica necessaria per creare le sue opere sia fotografiche che letterarie in continuo evoluzione ed eruzione.

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Parliamo del libro “Un anno senza giorni”, una raccolta di racconti, edito a maggio 2015 dalla casa editrice L’erudita di Giulio Perrone Editore, che ha avuto ” Una presentazione affollatissima ” come dice Marco sorridendomi.

Hai un modo di scrivere molto raffinato, intenso ma anche coraggioso perché scava nel più profondo e affronta spesso tematiche ancora scabrose. Nei racconti ti metti spesso a nudo e dimostri una scrittura libera e equilibrata, senza veli e tabù. Com’è il tuo rapporto con il lettore?

Il lettore è una costante nella mia testa, una presenza, la sua ombra è seduta al mio fianco, guarda i tasti e lo schermo del computer, a volte severo, e spesso poco permissivo, ma questo aspetto riguarda più la sfera della mia coscienza interiore che in diverse occasioni mi censura.

Sei molto attento al sociale. In quanto influisce nella tua scrittura?

Credo di aver scritto poco fino a oggi in senso sociale, ma recentemente in una raccolta di poesie in prosa edite da “Pagine” ho potuto descrivere tutto il mio sgomento sulla tragedia dell’immigrazione. Resto sconvolto leggendo sul web i commenti di odio scritti anche da giovanissimi che sono le prime vittime di questo momento storico dove politica e impegno sociale non lasciano nessuna scia di informazione personale. Tutto questo mi ha spinto ancora di più a difendere tutta l’origine del mio pensiero che si basa sulla difesa dei diritti umani e che è scevra di ogni pregiudizio razziale o morale.

I racconti sono tutti scritti bene e ogni storia ha la sua trama ma il mio preferito in assoluto è “Ecce homo” che a mio parere è un vero capolavoro della letteratura. Un paradosso di speranza e fede con tanto di ironia che fonde l’insieme. Un genere fantasioso ma scritto con tale realismo da renderlo palpabile e riconoscibile. Potresti fare un breve riassunto e spiegare dove hai trovato l’ispirazione?

Certamente; Dopo alcune scosse di terremoto, Roma apprende dai midia (internet in primo luogo) che Cristo è tornato al mondo e che la stessa sera terrà un gigantesco raduno al Circo Massimo. Mentre la folla oceanica si riversa nelle strade per raggiungere L’Aventino, un diluvio di gigantesche proporzioni si abbatte sulla città. Il racconto si nutre di numerose citazioni e rimandi di ogni tipo (che per metà ho preferito cancellare) e ha nel protagonista la giuntura reale  (l’autore che nel racconto è Jago) e quanto accade nel racconto/virtuale. (Dove lui viene catapultato suo malgrado). Ll’ispirazione per un racconto di questo tipo mi viene spesso dalle mie letture (fumetti in primo luogo), dal mio amore per il teatro e il cinema, e dalla mia passione per la fotografia, Arte questa che svolgo senza un accurata tecnica, e che ha un ruolo espressivo molto personale.

Anche la copertina è una tua opera. Quanto la tua Arte grafica incide con la scrittura?

Sono sorelle, il mio sogno più grande è un libro di racconti con le mie elaborazioni digitali, ci sto…pensando!

Per finire Marco mi legge un brano del suo libro e precisamente un estratto di “Giano bifronte “:

Mi sono svegliato e fuori c’era il sole. Sono rimasto a guardare la luce senza farmi domande, senza nessuna questione che potesse assillarmi. E’ questa l’anestesia. Ci svegliamo privati di un passato che non è nostro, indifesi e senza il nostro carattere, riprendiamo il nostro nome, lo afferiamo ancora insonnoliti come fosse un insetto, e lo teniamo stretto nel pugno che penzola dal letto. E’ un arco di tempo vissuto senza sapere niente della vita.

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Giovedì 3 dicembre, ore 16.30. Il tempo sembra si sia fermato da quanto è passato in fretta, è ora di rientrare. Marco mi accompagna alla stazione Termini dove scendo al volo per infilarmi nella mischia. Non mi volto più per salutarlo, so di poterlo trovare tra le pagine del suo libro, nei colori delle sue foto e nelle sensazioni che regalano le sue creazioni, dove il potere del tempo diventa nulla e dove il presente diventa sempre.

Maggie Van Der Toorn for MaggieToday

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Foto di Marco Dalissimo.

https://www.facebook.com/MarcoDalissimoPelliccione-140066856037161/?fref=ts