Recensione “Posti a sedere” il Martino

 

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Piccoli preziosi libri da leggere: “Posti a sedere” di Maggie van der Toorn

“Posti a sedere” è un bellissimo libro scritto da Maggie van der Toorn e pubblicato da L’Erudita, un marchio di Giulio Perrone Editore.

La scrittrice è nata in Olanda ma risiede in Italia dal 1980. Lei stessa si definisce “un’attenta osservatrice della realtà”, qualità che si evidenzia nettamente nella trama di ognuno di questi otto racconti all’interno dei quali il lettore si ritrova impigliato nelle difficili scelte dell’essere e del divenire, attraverso le azioni e il pensiero che lo unisce ai personaggi di ognuna delle sue storie.

Storie di donne che s’intrecciano, ognuna con le proprie dinamiche. Il libro di Maggie van der Toorn è un elogio alla donna normale, quella di tutti i giorni, non quella da copertina. Il libro è un insieme di racconti che rappresentano la mia e la storia di ognuno di noi, quella sui banchi di scuola, nei posti di lavoro, quella fra le pareti familiari, nei mezzi pubblici, ovunque la normalità della vita ci porti, tra speranze e desideri.

Sono storie che s’intrecciano ad altre nella rete infinita di attese, illusioni, promesse che ci rendono quello che siamo.

Storie di coraggio e di paure. Storie di sopravvissuti e storie di vite spezzate. Storie distanti ma ravvicinate tra loro come se ognuna di esse fosse il tassello mancante dell’altra affinchè la loro vita abbia un senso compiuto.

Il capitolo sulla distanza che io sento molto vicino, parla del tempo perduto e di come la malattia, questo spauracchio che tutti temiamo, ci porti indietro. È quasi una sfida contro il tempo, il tornare indietro lentamente come una moviola per rivivere sulla pelle l’amore profondo e curativo di una persona a noi cara. In questo racconto l’amore assume la forma di una madre che è la madre di ognuno di noi, un’eterna presenza in grado di sfidare il tempo e lo spazio. Percepire di nuovo questo prendersi cura di qualcuno tornando indietro e capovolgendo i ruoli come scrive l’autrice stessa “in questo cerchio dove tutto si trasforma e nulla rimane uguale”.

Ogni storia è un insieme di legami difficili da rompere anche se spesso, come nel caso di Gioia, tali legami si erano trasformati in qualcosa di subordinato all’amore. Erano diventati una sorta di “strette emotive consenzienti” che necessitavano di scelte immediate, seppur difficili. Scelte che attendevano un domani che tardava ad arrivare. Quando un uomo si sente dire dalla propria compagna. “vali meno di zero”, a distanza di anni capisci che non si può rimandare una scelta consapevole. E nonostante la gentilezza di quest’uomo che molto spesso passava inosservata, in un mondo plagiato dalla maleducazione, Gioia non ne teneva più conto. La sterilità dell’uomo l’aveva resa insensibile ai ricordi e l’appellativo di “zero” era la giusta punizione inflitta all’uomo che un tempo aveva amato. Oppure no. L’amore non dovrebbe suparare ogni ostacolo? Essere al di là di tutto? Oppure è un invenzione dell’uomo per mascherare la sua vera sterilità: l’incapacità di darsi veramente a qualcuno inventandosi un sentimento la cui nobiltà conta innumerevoli numeri. Lo zero assoluto smaschera la convinzione della capacità di amare riposta in qualcuno che nel momento in cui fallisce ci riporta alla realtà. Ma ben venga il credere all’amore, alla consapevolezza che se non fosse per questa parola di grandi dimensioni, i rapporti non esisterebbero più e il mondo vivrebbe nel caos più completo. Ma tutto questo solo lei poteva saperlo.

Le scelte più difficili sono i ricordi che non abbiamo saputo coltivare e che ci sono sfuggiti di mano.

La prima storia porta il titolo di “zero” perchè è proprio da lì che tutto ha inizio: i sentimenti, presunti o meno, i malintesi, le aspettative, le delusioni. Si inizia con zero e si arriva ad un milione. Un milione di malintesi, di fatalità come prendere un mezzo non sapendo che da lì a poco ti troverai faccia a faccia con la morte, perchè era destino e purtroppo la tua vita ancora troppo giovane non ce l’ha fatta a raggiungere la cifra numerica che si era prefissata: un milione. E allora puoi diventare vittima del terrorismo più sfrenato che colpisce chiunque, senza esclusione, anche una studentessa che segue il programma bilingue in inglese e francese salita in quel treno, anche le centinaia di giovani provenienti da tutte le parti d’Europa per studiare in una delle tante università del paese, anche Claude che non dorme più la notte dopo che, al quinto piano di un albergo dove si era recato per lavoro, il terrorismo non ha risparmiato i suoi colleghi che ora non ci sono più.

Puoi diventare vittima del più feroce e ingiustificato terrorismo oppure della violenza di uomo, forte nel suo branco. Una ragazza, immersa in un frastuono di musica e di voci si ritova nel mezzo di una strada deserta e bagnata a guardare il suo corpo che si arrede alla sorte o fatalità, chiamatela come volete. Una ragazza con i sogni e le speranze proprie della giovane età. Una donna che voleva crescere, commettere errori, perdersi in un amore inventato o no. Che importa. Voleva raggiungere una cifra. Invece la morte l’ha sopresa tra le braccia dell’odio più vigliacco che un uomo possa infliggere ad una donna. Si ritrova sola con il proprio corpo martoriato. Pensa alla madre morta qualche anno prima e tutto s’incastra di nuovo all’altra storia, quella di una madre malata di cui la figlia si prende cura. Ogni storia si ritrova nell’altra e insieme forse raggiungono quella cifra che conta più di zero ed è l’insieme di numeri raggiunti da ogni vita umana. La ragazza morta nella strada diventa un’icona in memoria di tutte le donne morte per mano violenta.

Tutti i personaggi che ritroviamo in “Posti a sedere” sono partiti da zero con il desiderio di riuscire a completarlo quel vuoto con tutti i numeri che avevano sognato.
Si parte da zero ma c’è chi si ferma a cinque, chi a cinquemila e chi va oltre. Ed ogni serie numerica è la conseguanza di un’altra.

Quello di Maggie van der Toorn è un libro che fa riflettere e ci rende nudi e inconsapevoli di fronte al fato e alle scelte di vita che ci rendono immuni da consapevolezze sterili ma fin troppe umane e reali.

Giusy Valori per Il Martino.it

http://www.ilmartino.it/2017/01/31/piccoli-preziosi-libri-leggere-posti-sedere-maggie-van-der-toorn/